Dice la saggezza popolare:
”vruecculi zueccoli e priricatur roppe Pasca non servono cchiu!″
Nella categoria "I Racconti del Fauno" con un sottotitolo molto simpatico: “Riciè Tatta Granne”. trovi, per i tuoi momenti di relax, dei racconti illustrati, detti locali, filastrocche e scioglilingua in dialetto sanchirichese e di sicuro anche qualche pezzo di storia locale o lucana che ti è estraneo o poco noto.
L’idea della denominazione “I Racconti del Fauno” nasce dalla scoperta e dall’adozione del mito pontaniano di “Capripede e Ripenia”, legato alla Fonte Trigella. Pertanto si è voluto dare una voce a questo antico fauno che ha assistito ai mutamenti della nostra terra e che in silenzio si è fatto scoprire oggi nella sua qualità di custode della fantasia e della magia della natura.
Buona lettura
Dice la saggezza popolare:
”vruecculi zueccoli e priricatur roppe Pasca non servono cchiu!″
Cari lettori, questa storia ci porta in un tempo popolato da magiche presenze a custodia di incredibili tesori nascosti.
Si narra di un certo folletto di nome Scaccaricchio, meglio conosciuto in Terra di Basilicata come «Munachiello» o «Munaciello».
La tradizione orale ci informa che a quei tempi si giurava di vederlo correre per le strade o in qualche aia dopo la trebbiatura. Esteticamente pareva un bambino o poco più grande di un palmo o due di mano, dal volto carino, ma minuto e dispettoso. Stava nascosto nella polvere o nella paglia, girava in tondo come una trottola ed era così veloce che sembrava un fulmine. Alle donne alzava la sottana e faceva intossicare le persone nelle case tappandogli la cima delle canne fumarie. All’improvviso sbatteva porte e finestre e fischiava nelle orecchie come il vento. Faceva il solletico ai piedi e a mezzanotte tirava le coperte dal letto.
Gentili lettori, considerando il fatto che anche qui, nel fantastico mondo dei miti, le condizioni atmosferiche costringono folletti e ninfe a trascorrere molto tempo al chiuso (in attesa della prossima primavera), abbiamo pensato di coinvolgervi in un esercizio linguistico, da ripetere velocemente.Ѐ da eseguire in gruppo, ma attenzione! Ciò che vi proponiamo potrebbe produrre effetti indesiderati.
Buon divertimento!
“Cavurare ccu cavurare nun si tingeno” letteralmente viene reso con “caldaia con caldaia non si tingono”.
Come è noto, per caldaia si intendete quel grosso “pentolone” di rame che un tempo si usava per fare il bucato o per bollire le bottiglie delle conserve, la quale si appendeva alla catena del focolare (“camastra”).
Cari lettori,
la Pasqua è alle porte, per tale motivo anche io voglio augurarti di trascorrere le festività con gioia ed allegria e per farlo ho deciso di dedicarvi una filastrocca (clicca qui) che un nome vero e proprio non ha, ma possiamo intuitivamente intitolarla “ Quist passt u cummende”.
Buona Pasqua, Pro Loco Sanchirichese!