Monumenti

abbaziaAbbazia di Sant’Angelo al monte Raparo

Si tratta di un monastero costruito nel X secolo da un gruppo di monaci dell’ordine d San Basilio, guidati da San Vitale, che trovarono nella grotta del monte Raparo, circondata da vegetazione rigogliosa, una dimora stabile e sicura per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste che vessarono molti nuclei di monaci bizantini, costretti a cercare per tale motivo rifugio nelle zone più interne della Calabria, della Puglia e della Basilicata (come la zona del Raparo), considerata a quei tempi inaccessibile.

L’abbazia, costruita su una grotta, era una costruzione a pianta rettangolare ed era sormontata da una cupoletta. All’interno vi erano molti affreschi e opere pregevoli, tra cui un calice d’argento, il polittico e due Tavole che ora si trovano nel Duomo Parrocchiale.
Dal 1927 quest’abbazia è diventata monumento nazionale. Purtroppo lo scorrere del tempo, l’incuria umana e i terremoti hanno ridotto in ruderi questo monumento tra i più significativi del dominio basiliano. IL Comune di San Chirico Raparo la Soprintendenza ai Beni Culturali della Basilicata ha sottoposto a lavori di restauro e recupero sia l’abbazia che la grotta sottostante, allo scopo di valorizzarle artisticamente.
Durante i lavori di restauro sono venuti alla luce diversi scheletri e suppellettili, così che, accanto al restauro, si sono avviati anche lavori di scavi archeologici.
La grotta sottostante ancora oggi conserva la sua naturale bellezza; si presenta, infatti, ricca di stalattiti e stalagmiti, con numerose gallerie e vasche a più gradini, bagnate dalla fonte “Trigella” (dal latino Trigelida = molto fredda). Questa ha la particolarità di produrre acqua solo in primavera e in estate, per poi essiccarsi completamente in inverno.
Il poeta Pontano narra che la fonte è legata alla leggenda della Ninfa Ripenia che, per sfuggire al fauno Crapipede, si rifugiò nelle vasche della Trigella. Il fauno per vendicarsi fece prosciugare la sorgente e rese l'acqua non potabile


Castello

Sull’imponente costone roccioso che domina il centro storico, la parte più antica del paese, si ergeva un castello (di cui oggi resta solo l’ingresso), costruito probabilmente dai Bizantini, in una posizione dominante sulla valle del Racanello, per difendersi dai Saraceni, padroni di Castelsaraceno. Fu ristrutturato dai Normanni (XI sec.), dagli Angioini (XIII sec.), e dai signori feudali Sanseverino (XVI sec.). Durante il disastroso terremoto che colpì la valle dell’Agri nel 1857, subì un parziale crollo. Fu poi demolito nei decenni seguenti e usato come cava di materiale da costruzione.


Torre San Vito

Si tratta di una piccola torre costruita tra X e XI secolo, probabilmente con funzione di torre di avvistamento, data la sua posizione strategica, dominante su un ampio tratto della valle del torrente Racanello. La torre, a base quadrata, si erge a 814 metri s.l.m., su una massicciata rocciosa di tufo e travertino bianco, di fronte al massiccio roccioso del “castello”, ed è stata ricostruita tra il XV e il XVI secolo.


Palazzo Barletta

È la più nota, pregiata ed imponente costruzione civile del paese, si affaccia su piazza Roma, e risale alla fine del XIX secolo. L’esterno mostra uno stile classicheggiante, con finestre e balconi architravati, con timpani triangolari e curvilinei alternati. L’ingresso, caratterizzato da un grande portale ad arco, immette direttamente in un ampio cortile, circondato da un loggiato, con arcate su due piani.


Altri Monumenti

degni di menzione sono: il Calvario, nei pressi della villa comunale, il Monumento ai Caduti delle due guerre mondiali, la Croce di marmo (nota come “Cruce u marm”).

 Opuscoli

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